Dalla sua apparizione in Valle d’Aosta nel 2011, la popolazione della drosofila del ciliegio (Drosophila suzukii) è aumentata sensibilmente. L’attività di monitoraggio compiuta a partire dal 2014 ha permesso di ottenere importanti indicazioni sul ciclo biologico dell’insetto e sui danni da esso prodotti. Nel 2014 i primi danni furono registrati su fragole, lamponi estivi e more e, anche a seguito dell’andamento meteorologico stagionale, si rilevò un incremento del marciume acido sulle uve e un diffuso allarme tra i produttori per il presunto ruolo di D. suzukii nella trasmissione e diffusione della patologia. Negli anni successivi la popolazione di D. suzukii si è mantenuta su livelli costanti e sono stati confermati i danni su ciliegio, fragola e piccoli frutti. Al contrario, le ovideposizioni su acini sono state rare e non si sono avuti particolari problemi di marciume acido, ad eccezione di alcuni vigneti caratterizzati da situazioni particolari: vicinanza di altre piante ospiti molto gradite come ciliegi e fichi, inerbimento alto nella zona dei grappoli, prossimità di boschi, siepi, zone umide, alberi da frutta a nocciolo e bacche, estati umide e non eccessivamente calde, vitigni a buccia sottile, esplosione degli acini in grappoli troppo compatti, danni pregressi dovuti a patologie fungine quali oidio e botrite, danni da grandine e da attività trofica di altri fitofagi come vespe, uccelli, formiche o cavallette.
Tra il 2013 ed il 2017 un team di ricerca internazionale ha partecipato ad una serie di spedizioni per individuare, importare ed identificare agenti di controllo biologico specifici per D. suzukii dalle zone di origine del fitofago (Cina, Corea del Sud e Giappone). Il lavoro ha portato all’identificazione di 14 specie di parassitoidi infeudati su D. suzukii. Tra questi Asobara japonica Belokobylskij, Ganaspis brasiliensis Ihering e Leptopilina japonica Novković & Kimura sono risultate essere le specie maggiormente rappresentate. I successivi studi condotti nelle strutture di quarantena della UC-Berkeley a seguito dell’importazione dei tre parassitoidi in USA, hanno evidenziato come G. brasiliensis sia il principale candidato per programmi di controllo biologico nei territori invasi, in quanto estremamente specifico nei confronti di D. suzukii. Analogamente a quanto riportato dagli americani, studi indipendenti condotti dal team svizzero del CABI e da altri gruppi di ricerca giapponesi, sono giunti alle stesse conclusioni confermando che G. brasiliensis è il parassitoide con la maggiore specificità nei confronti di D. suzukii. Prendendo atto di tali premesse, la Fondazione Edmund Mach (FEM) di S. Michele all’Adige (TN) ha introdotto nell’agosto 2020 in condizioni di quarantena un ceppo di G. brasiliensis originario del Giappone, per verificarne l’efficacia e stimarne l’impatto ambientale nel rispetto degli standard FAO ed EPPO/OEPP. Analizzate le potenzialità di G. brasiliensis come agente di controllo biologico di D. suzukii candidato al rilascio e definite le linee guida di un programma di controllo biologico del moscerino asiatico dei piccoli frutti, il Comitato Fitosanitario Nazionale ha deliberato l’istituzione di un tavolo tecnico-scientifico nazionale di coordinamento in cui definire e condividere le attività di contrasto all’organismo nocivo Drosophila suzukii attraverso l’impiego del microimenottero parassitoide, Ganaspis brasiliensis. Il Servizio Fitosanitario della Valle d’Aosta e l’Institut Agricole Régional, in qualità di Ente di ricerca coinvolto, stanno partecipando al fine di individuare, nel più breve tempo possibile, gli idonei strumenti per un efficace controllo dell’insetto.
Principali obiettivi del progetto sono il monitoraggio della presenza di D. suzukii nei vigneti e negli appezzamenti di piccoli frutti valdostani, nonché la valutazione degli eventuali danni riscontrati sulle produzioni e dell’efficacia delle differenti tipologie di lotta.
Nel 2021 proseguirà l’attività di indagine sulla biologia dell’insetto e il monitoraggio dei danni da esso provocati. La realizzazione di un nuovo appezzamento dotato di un sistema di protezione meccanica (rete antinsetto) e destinato alla coltivazione di piccoli frutti (rovo, lampone, ribes e mirtillo), consentirà di ottenere nuove informazioni relative al comportamento del fitofago e di valutare l’utilità di tale metodologia di lotta. Nello specifico si prevedono le seguenti attività:
Si prevedono momenti dedicati di divulgazione locale dei risultati.
2015-2021
I tecnici dell’Ufficio Fitosanitario dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura collaborano all’attività di studio assicurando il prelievo di campioni di uve provenienti da tutto il territorio regionale.