Cent’anni del Canonico Vaudan: fede, visione e un vino per ricordarlo

Nel centenario della nascita del Canonico Joseph Vaudan, Regione Valle d’Aosta e Institut Agricole Régional hanno reso omaggio a una delle sue figure più emblematiche, capace di unire spiritualità, sapere scientifico e amore per la terra.

Il 15 aprile, a Palazzo Regionale, si è svolta la commemorazione del centenario della nascita del Canonico Joseph Vaudan, figura emblematica della cultura e della spiritualità valdostana.
L’evento, promosso dalla Regione Valle d’Aosta e dall’Institut Agricole Régional, ha coinciso con il giorno esatto della sua nascita, avvenuta il 15 aprile 1925 a Bagnes, nel Vallese.

Uomo di fede e di visione

L’evento si è aperto con l’intervento del Presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, che ha ricordato come il lavoro del Canonico sia stato “un insegnamento che è diventato quasi una fede, perché c’è sempre qualcosa di intimo quando si lavora la terra. È come parlare con la gente, un rapporto che arriva da lontano e che ci porterà lontano”.

Martine Peretto, Direttore amministrativo dello IAR, ha successivamente dedicato alcune parole alla giornata. “Siamo qui per celebrare la pluralità di un uomo che racchiude in sé molte anime della Valle d’Aosta, molte anime delle terre intorno al Gran San Bernardo. Oggi festeggiamo la sua eredità, che continua a influenzare le nostre vite e il nostro lavoro”, ha affermato Peretto.

Joseph Vaudan non era solo un sacerdote, ma un uomo di visione e passione, che ha dedicato la sua vita alla promozione dei valori agricoli e culturali della regione. La sua eredità vive non solo attraverso la Cave Joseph Vaudan, ma anche nel cuore della comunità e nell’Institut Agricole Régional, che ha prosperato grazie al suo impegno.

Peretto ha poi ricordato come Vaudan, con il suo spirito pionieristico, abbia lasciato un segno profondo nel settore agricolo valdostano, contribuendo in modo determinante al rilancio della viticoltura e all’innovazione agricola. “Un uomo che ha saputo anticipare i cambiamenti e mettere in pratica la sua visione, sempre con passione e determinazione, e che oggi continua a ispirare le nuove generazioni di agricoltori e studiosi”, ha concluso.

Quanto alla dimensione spirituale, Monsignor Jean-Pierre Voutaz, Prevosto del Gran San Bernardo, ha evidenziato come “la vita di fede del Canonico non fosse disconnessa dalla realtà”, sottolineando che Vaudan è stato “il buon contadino di una famiglia contadina che, forte di una formazione e di un dottorato in agronomia conseguito a Piacenza, affermava: ‘In nome della mia fede, aiuteremo le persone a mangiare, a bere, a vivere'”.

Testimonianza di Claude Duverney

Un momento particolarmente significativo è stato l’intervento di Claude Duverney, figura storica dello IAR e profondo conoscitore del Canonico Vaudan. Duverney ha offerto un’analisi ricca di dettagli e aneddoti, evidenziando come Vaudan sia stato un uomo capace di lasciare un segno profondo non solo nella storia, ma anche nella contemporaneità.
Duverney ha sottolineato il ruolo pionieristico di Vaudan nella creazione di strutture come la Cave Experimentale e nella difesa della viticoltura valdostana, descrivendo l’impegno del Canonico anche nelle difficili condizioni degli anni Sessanta e Settanta. Ha ricordato anche come Vaudan fosse capace di unire una profonda spiritualità al lavoro pratico: “Il contatto con Dio era una costante che sosteneva le sue attività sociali e comunitarie”. Ha inoltre rievocato le lotte interne per preservare l’autonomia dell’Institut Agricole Régional e le proprietà della congregazione in Valle d’Aosta, riconoscendo in Vaudan un alleato e un leader.

Innovatore e uomo di scienza

Andrea Barmaz, già direttore di ricerca dell’Institut Agricole Régional e attuale Presidente del Consorzio Produttori e Tutela della Dop Fontina, ha ricordato l’importante contributo scientifico del Canonico, a partire dalla sua tesi di laurea, conseguita a Piacenza nell’anno accademico 1957-58 e intitolata “Studio sulla flora microbica del formaggio Fontina”.
Barmaz ha inoltre ricordato il contributo fondamentale del Canonico al rilancio della viticoltura valdostana, attraverso l’introduzione di vitigni oggi affermati nella regione, come “Gamay, Pinot Noir, Syrah nei vini rossi, Chardonnay, Müller Thurgau e Petit Arvine nei bianchi”. Di particolare rilievo, la creazione della Cave Experimentale nel 1969, “che ha rappresentato il punto di partenza per il rilancio della viticoltura e dell’enologia valdostana”.

Visione per il futuro dell’agricoltura di montagna

L’Assessore Marco Carrel ha evidenziato come la visione di Vaudan sull’importanza dell’agricoltura per il mantenimento delle comunità di montagna sia ancora oggi di grande attualità: “L’agricoltura di montagna multifunzionale, sostenibile, moderna e attenta alle nuove generazioni, è la spina dorsale della vita futura del nostro piccolo villaggio alpino”.

Uomo di relazioni e insegnamenti

Roberto Louvin ha evidenziato il ruolo fondamentale del Canonico nel promuovere un’élite agricola intesa non come un’élite distante, ma come un’avanguardia al servizio del territorio. Ha ricordato il contributo di Vaudan nella creazione di una rete di contatti e nella formazione di giovani agricoltori capaci di coniugare tradizione e innovazione. “Questa élite oggi è presente nella regione e non si è mai allontanata dalla terra”, ha sottolineato Louvin.
Luciano Caveri ha invece inquadrato il contributo di Vaudan in un contesto storico più ampio, ricordando la necessità di ricostruire la Valle d’Aosta nel dopoguerra e il legame con la francofonia e la cultura alpina. Ha messo in luce l’importanza della radio “La Voix de la Vallée” come strumento di comunicazione bilingue e di coesione culturale.

Oscar Marguerettaz ha condiviso ricordi personali che evidenziano l’approccio pratico e umano del Canonico: “Considerava il suo lavoro come un servizio, indistintamente verso tutti”. Marguerettaz ha descritto il Canonico come un educatore rigoroso ma comprensivo, impegnato nel trasmettere ai giovani non solo conoscenze tecniche, ma anche valori umani e un forte senso critico.
Luigi Bertshy ha concluso la serie di interventi, sottolineando l’importanza di preservare e trasmettere alle generazioni future il patrimonio lasciato da Vaudan. “Questo territorio ha sempre saputo affrontare le sfide globali grazie all’attenzione all’educazione e alla ricerca, elementi centrali nel lavoro del Canonico”, ha dichiarato Bertshy, evidenziando il valore dell’Istituto Agricolo come motore di formazione e crescita per la comunità valdostana. “La formazione professionale è stata e rimane uno strumento essenziale per far crescere il settore agricolo e costruire il carattere delle nuove generazioni”.
Una cuvée speciale per celebrare il centenario

L’evento si è concluso con l’intervento di Piero Prola, Presidente dell’Institut Agricole Régional, che ha espresso la sua gratitudine verso il Canonico:

Oggi, in questa giornata di commemorazione, voglio esprimere ancora una volta la nostra più profonda gratitudine a Joseph Vaudan per ciò che ha fatto, per ciò che ci ha insegnato e per l’eredità che ci ha lasciato. Un’eredità fatta non solo di pratiche agricole, ma soprattutto di valori che guidano ancora oggi tutto il nostro lavoro.

Successivamente, Patrick Ronzani, Responsabile dell’Unità di Ricerca Viticoltura e Enologia dello IAR, ha presentato la cuvée spéciale dedicata al Canonico: La Cuvée Vaudan, Le Centenaire, che nasce nel 2023 da un uvaggio di due vitigni autoctoni a bacca rossa: il 70% da uve Fumin e il 30% di Neyret. “Questo vino rappresenta un omaggio all’eredità enologica lasciata dal Canonico”.

La commemorazione si è chiusa con un brindisi collettivo, simbolo della continuità dell’opera di Joseph Vaudan a cento anni dalla sua nascita.

Guarda il video dell’evento: