Verifica dell’efficacia di contenimento di lepidotteri carpofagi del melo mediante copertura con rete

Origine del progetto

La difesa da carpocapsa, l’insetto che più mette a rischio le produzioni melicole di tutto il mondo e il cui controllo risulta imprescindibile per la coltivazione del melo, era tradizionalmente affidata a interventi fitosanitari, i quali sono però stati via via messi in discussione sia per l’insorgenza di resistenze, sia per la progressiva diminuzione dei principi attivi a disposizione, a seguito della revisione europea degli agrofarmaci. Le richieste particolarmente restrittive da parte della Grande Distribuzione Organizzata, in termini di residui sui frutti, hanno inoltre spinto i frutticoltori a cercare nuove alternative ai problemi crescenti, preferendo soluzioni sempre più compatibili con l’ambiente, la sicurezza alimentare e degli operatori, nonché la sostenibilità a lungo termine, in sostituzione al mezzo chimico.

In un’ottica di protocolli di difesa integrata, la gestione della lotta contro questa avversità può avere alternative ai classici interventi chimici, grazie all’utilizzo di reti che impediscono l’ingresso e la moltiplicazione dell’insetto. Questa tecnica di difesa eco-compatibile denominata “AltCarpò”, ideata nel Sud-Est della Francia, si basa sul coprire le piante di melo con apposite reti antinsetto in maniera tale da creare una barriera fisica nei confronti degli adulti di carpocapsa, ostacolandone il volo e l’accoppiamento in vicinanza delle piante. Una ricerca francese aveva infatti accertato che, per poter essere fecondate dai maschi, le femmine di questa farfalla devono prima effettuare il “volo nuziale” in verticale e, nel caso non riescono a fare questo volo, grazie al posizionamento delle reti, depongono delle uova sterili.

Nel 2020 è iniziata la prova delle reti AltCarpò a Moncenis, nella parcella di melo potata meccanicamente e con l’adozione del sistema monofila, dove ogni singola fila viene coperta dalla rete (rete di colore bianco con una maglia di 2 x 5 mm). In entrambe le tesi (testimone e tesi con rete) sono state previste le seguenti attività: monitoraggio della carpocapsa, attraverso il posizionamento delle trappole a feromone, conteggio dei frutti bacati e osservazione degli effetti secondari (colorazione e scottatura dei frutti, vigoria delle piante, incidenza della butteratura amara, sensibilità alle malattie, ecc.).

Dalle prime osservazioni, si può affermare che l’impiego di reti antinsetto ha dimostrato di avere delle ottime potenzialità dal punto di vista di una gestione sostenibile del sistema agro-ambientale, attraverso una sensibile riduzione degli interventi chimici necessari per il controllo delle avversità entomatiche, ed in particolare dei lepidotteri tortricidi. Nelle tesi delle piante sotto reti, infatti, non sono risultate, al momento, differenze di danno da carpocapsa rispetto alle tesi trattate chimicamente. L’impianto coperto comporta quindi una minore spesa per le materie prime in virtù dei trattamenti insetticidi non necessari, mentre risulta maggiore l’onere per la manodopera a causa, soprattutto, della necessità di apertura e chiusura delle reti, cui va aggiunta la più ridotta velocità di avanzamento per l’esecuzione degli interventi fitosanitari che si rendono comunque necessari.

Il colore bianco della rete, in base anche ai dati bibliografici, sembrerebbe inoltre contenere la vigoria delle piante, riducendo il manifestarsi della butteratura amara, fisiopatia frequente nel melo, soprattutto nelle varietà maggiormente suscettibili quali la Renetta e la Jonagold.

Rispetto alle ipotesi iniziali nelle quali era stata considerata la possibilità che le reti AltCarpò potessero condizionare negativamente i valori di umidità, creando i presupposti per la proliferazione delle patologie fungine, i risultati del primo anno non hanno evidenziato differenze in tal senso.

La copertura con reti ha permesso inoltre di ridurre sensibilmente i problemi di scottature dei frutti, soprattutto in cultivar più soggette come la Red Jonaprince.

Da non sottovalutare il fatto che le reti permettono una protezione contro la grandine e gli uccelli, dannosi soprattutto nei frutteti limitrofi a incolti.

Per concludere, la copertura degli impianti, benché estremamente costosa in termini di investimento iniziale, può risultare conveniente nel lungo periodo, in considerazione della dannosità potenziale della carpocapsa e dei possibili eventi atmosferici contrari. Infatti, qualora i risultati di questa esperienza siano soddisfacenti in termini di produzione e qualità dei frutti, si può ipotizzare un corretto ammortamento negli anni, e lo sviluppo di questo sistema, se ben gestito, può contribuire significativamente a soddisfare le richieste di maggiore salubrità e minore impatto ambientale della frutticoltura moderna.

Obiettivi

Verifica dell’efficacia di contenimento di lepidotteri carpofagi del melo, carpocapsa in particolare, mediante copertura con rete.

Attività previste

  • Copertura dell’impianto con rete (sistema monofila);
  • Monitoraggio della presenza di carpocapsa con trappole a feromone;
  • Conteggio dei frutti danneggiati;
  • Valutazione degli effetti secondari (colorazione dei frutti, sensibilità alle malattie, effetto brachizzante, ecc.);
  • Valutazione dell’effetto della copertura con rete sulla qualità generale dei frutti.

Valorizzazione dei risultati

Rapporti diretti con i frutticoltori e visite in campo per l’applicazione della tecnica.

Durata

Anno di inizio: 2020;
Anno di fine: 2022.

Collaborazioni

Contatti con i tecnici della Fondazione Edmund Mach e della Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese-Agrion.

Analisi

Analisi chimiche delle mele (°Brix, acidità, durezza, amido) per ogni tesi.