In Valle d’Aosta, la coltura del noce non è radicata come in altre regioni italiane e la sua diffusione è strettamente legata all’utilizzo famigliare.
La coltura del noce in Valle d’Aosta è attuata prevalentemente con criteri obsoleti; infatti le piante, sparse sull’appezzamento o ai margini dei campi, sono coltivate con tecniche spesso rudimentali e approssimative nella convinzione, sicuramente errata, che il noce non possa essere coltivato con razionalità e profitto.
L’obiettivo principale, quindi, è quello di valorizzare al massimo la noce ed i suoi prodotti incoraggiando il consumo di questo frutto in virtù dei suoi valori nutrizionali e dietetici, e incentivando i frutticoltori ad effettuare impianti intensivi di noci o, quanto meno, a recuperare, attraverso questa specie, le zone marginali ed abbandonate, molto presenti sul territorio della Valle d’Aosta.
L’ampia diffusione, a livello spontaneo, di questa specie sul territorio valdostano ha indotto a provare l’adattabilità di alcune cultivar, di diversa origine, alle condizioni pedo-climatiche della nostra regione. Visto che il noce è caratterizzato da una fioritura mediamente precoce, è interessante soprattutto verificare l’influenza delle temperature, durante questo stadio fenologico, sui risultati produttivi finali.
Negli anni la produzione nocicola presso la parcella sperimentale è risultata mediamente abbondante e, tra le diverse varietà in prova, la Lara è risultata la più produttiva. La Chandler invece, unica varietà californiana in studio, per la maggiore sensibilità nei confronti del freddo invernale, delle brinate primaverili (confermata in occasione dell’evento gelivo nella primavera 2017) e della batteriosi, nonché per le maggiori esigenze dal punto di vista della fertilità del terreno, è stata estirpata. La porzione di parcella oggetto di estirpo è stata destinata all’impianto di Lara, allevata a piramide (e non a vaso libero) e con un sesto d’impianto più intensivo (4,5 m tra una pianta e l’altra sulla fila, rispetto ai 6 m della parcella preesistente), al fine di sfruttare maggiormente la superficie a disposizione e, di conseguenza, aumentare la produttività.
Dal punto di vista fitosanitario, soprattutto le piante più giovani, negli anni, sono state interessate occasionalmente dall’attacco del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) a livello del fusto principale o delle branchette laterali, compromettendo un regolare flusso linfatico all’interno della pianta; a tal proposito, nel 2019 sono state inserite, sia nel noceto che nel meleto, delle trappole a feromone per limitare i danni di questo parassita.
Individuare, fra 5 varietà diverse di origine francese (Franquette, Fernor, Lara, Meylannaise e Fernette), quelle che presentano le migliori caratteristiche produttive e di adattabilità all’ambiente montano.
In questi ultimi anni, l’incremento dell’interesse nei confronti di questa specie si è manifestato anche attraverso diverse visite in campo da parte di frutticoltori intenzionati ad effettuare nuovi noceti specializzati. La valorizzazione dei risultati avviene quindi grazie ai continui incontri con i frutticoltori e visite in campo, nonché a corsi tecnici, al fine di incentivare la coltivazione di questa specie e promuovere una certa diversificazione del reddito.
Anno di inizio: 2008; Anno di fine: 2021 (considerando che il noce raggiunge la piena produzione intorno all’8° anno, si necessitano almeno 5 anni di dati produttivi dalla piena produzione.