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Agricoltura di montagna tra innovazione e cambiamento climatico nel “Rapporto di attività 2025” dell’Institut Agricole Régional

La ricerca applicata e il trasferimento delle innovazioni assumono un ruolo sempre più strategico per il futuro dell’agricoltura di montagna, nello specifico alla luce di cambiamenti climatici e andamenti meteorologici dalle evidenti ricadute sulle annate vitivinicola, frutticola e foraggero-zootecnica. È quanto emerge dal “Rapporto annuale 2025” dell’Institut Agricole Régional, che raccoglie i principali risultati delle attività di laboratorio, sperimentazione e divulgazione sviluppate dall’istituto valdostano nel corso dell’anno passato.

Qualche numero dell’agricoltura in Valle d’Aosta

Al fine di restituire con maggiore immediatezza la portata delle profonde trasformazioni in atto nel sistema agricolo valdostano, il “Rapporto di attività 2025” dello IAR riporta alcuni dei dati riferiti al 2024 e raccolti all’interno dello studio “L’agricoltura nella Valle d’Aosta in cifre 2026” curato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).
In particolare, viene spiegato come la produzione di Fontina DOP sia risalita a 3.450 tonnellate, segnando una ripresa rispetto alle difficoltà legate alle antecedenti annate siccitose (+2% del peso delle forme marchiate). L’occupazione nel settore agricolo è cresciuta del +11,6%, così come le superfici destinate all’agricoltura biologica sono passate da circa 2 mila ettari a oltre 37 mila ettari, pari a circa il 60% della superficie agricola complessiva della regione.
Il valore della produzione valdostana calcolato ai prezzi di base dei settori agricoltura, selvicoltura e pesca ammonta a circa 138 milioni di euro (+4% rispetto al 2024), con al primo posto gli allevamenti zootecnici (53,5%) seguiti da servizi e attività secondarie (39,9%) e coltivazioni agricole (6,6%). Il comparto continua a distinguersi per la capacità di diversificare le proprie attività produttive, da quelle di supporto (prima lavorazione dei prodotti, assistenza tecnica, consulenza, fornitura di attrezzature, 13,2% della produzione) a quelle secondarie (agriturismo, didattica e socialità, trasformazione e vendita diretta, energie rinnovabili, 27,8% della produzione), per un valore complessivo pari a oltre 53 milioni di euro.

I dati dell’Institut Agricole Régional

All’interno del quadro agricolo valdostano si colloca l’attività dell’Institut Agricole Régional, che nel 2025 ha conseguito una produzione pari a circa 198 tonnellate di fieno dai prati di Montfleury e di Saint-Oyen (-10% rispetto al 2024). La stagione frutticola si è rivelata discretamente buona, con quasi 20 tonnellate di mele di elevata qualità quanto a colorazione e calibro, oltre che 500 chili ciascuna per susine, ciliegie e kiwi, 250 chili di noci, 230 chili di pesche e chili di pere.
Alla luce della relativa normalità delle condizioni climatiche dell’anno sono stati prodotti più di 27 mila litri di vino a fronte di oltre 39 mila chilogrammi di uva vendemmiata. Tra le produzioni principali citiamo il Gamay, il Pinot Noir, il Vin des Chanoines, il Petit Rouge e la Petite Arvine.

Nuovi progetti per l’agricoltura del futuro

Come si evince dal “Rapporto di attività”, il 2025 ha visto avviati o finanziati cinque nuovi progetti aventi l’Institut Agricole Régional quale capofila o partner, i quali si propongono di trattare e affrontare alcune delle principali e più attuali sfide dell’agricoltura alpina.
Agrihealth”, sostenuto dal programma di cooperazione Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021/2027, mira a valorizzare gli scarti delle filiere agricola e agroalimentare nonché alcune specie infestanti per la formulazione di fitofarmaci naturali, nutraceutici e cosmeceutici.ECO ALP 2050”, sostenuto dal programma di cooperazione Interreg VI Francia-Italia Alcotra 2021/2027, si concentra invece sulla gestione sostenibile degli ecosistemi di alpeggio, cercando di conciliare conservazione della biodiversità, adattamento ai cambiamenti climatici e mantenimento delle pratiche pastorali tradizionali.
Accanto a essi si collocano “e-RO.Alps” (Bando di ricerca 2025 della Regione autonoma Valle d’Aosta) per la creazione di un rover smart a trazione elettrica per la viticoltura eroica e “Studio dell’effetto di protezione del caolino sulle scottature da sole sul Petit Rouge” (Interreg Alpine Space “RESPOnD”) per l’analisi dell’efficacia del caolino nel proteggere i grappoli dalle elevate temperature e dalla radiazione solare. Senza dimenticare il percorso per lo sviluppo e il test di un sistema di certificazione della biodiversità destinato al comparto agricolo valdostano insito nell’iniziativa “Certificazione della biodiversità degli agroecosistemi in Valle d’Aosta: una proposta innovativa per la sostenibilità ambientale”, finanziato dall’Unione europea nel quadro tramite l’Intervento “SRG08 – Sostegno ad azioni pilota e di collaudo dell’innovazione” del Complemento di Sviluppo Rurale 2023/2027.

Tra conoscenza e innovazione delle colture

Lungo il 2025, lo IAR ha proseguito la raccolta e la sistematizzazione delle conoscenze sui cereali tradizionali valdostani – segale, frumento tenero, mais da polenta e farine – attraverso schede rese disponibili in formato digitale e cartaceo, le quali rappresentano uno strumento pratico per agricoltori, tecnici e operatori interessati al recupero delle coltivazioni storiche e alla diversificazione delle produzioni. Di particolare rilevanza è stato anche il confronto tra otto varietà di patata – Bernina, Bleuet, Eurodelta, Ina, Larissa, Marlie, Otolia e Kuroda – per individuare quelle maggiormente adatte alle condizioni pedoclimatiche della Valle d’Aosta e offrire così alle aziende indicazioni concrete su loro resa, qualità e resistenza.
Sono proseguiti sia le attività di contenimento di piante esotiche invasive tramite diserbo termico, in particolare contro Erigeron canadensis, sia il monitoraggio degli effetti dell’introduzione del parassitoide Ganaspis kimorum quale antagonista naturale del moscerino della frutta (Drosophila suzukii), uno dei principali fitofagi delle produzioni frutticole tra cui piccoli frutti e ciliegie, nel solco di una strategia di difesa biologica utile a ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari.

La filiera della mela (con una parentesi sulla pera)

La filiera della mela rappresenta una delle più produttive e dunque attenzionate dell’Institut Agricole Régional, come dimostrano i diversi filoni progettuali avviati in seno a essa.
Tra questi si richiama la sperimentazione finalizzata a valutare gli effetti sullo sviluppo vegetativo e sulla produttività di due diverse tecniche di potatura del melo coltivato a triasse, oltre che a individuare soluzioni che consentano di ottimizzare la gestione dei frutteti e migliorare l’equilibrio tra quantità e qualità. Un secondo studio ha poi messo a confronto il mercato regionale del succo di mela con il contesto produttivo nazionale, evidenziando opportunità e criticità per il settore e offrendo indicazioni utili per rafforzare la competitività sul mercato locale.
Le esperienze condotte per ciò che concerne la trasformazione di mele Renette locali in diverse tipologie di sidro, che quest’anno saranno sottoposte a degustazione per verificarne le caratteristiche gustative e olfattive, hanno permesso di approfondire le opportunità di un prodotto capace di ampliare le occasioni di diversificazione delle aziende frutticole.
In ultima analisi, inoltre, è stato approfondito il comportamento di differenti biotipi della varietà tradizionale di pera Martin Sec, una delle cultivar storiche più rappresentative della frutticoltura valdostana, che negli ultimi decenni ha subito un progressivo abbandono a causa di difficoltà di coltivazione delle quali i ricercatori stanno cercando di invertire la tendenza per maggiori costanza produttiva e qualità dei frutti.

L’innovazione valdostana in viticoltura

La viticoltura resta, in Valle d’Aosta come altrove, una delle pratiche agricole che maggiormente risente dei cambiamenti climatici nonché degli effetti avversi a essi correlati, tra cui in primis eventi meteorologici estremi e siccità.
Una sperimentazione effettuata nel solco di tali considerazioni dall’Unità Viticoltura ed enologia dello IAR ha riguardato la fertirrigazione del vigneto, che ha come suo obiettivo di verificare gli effetti di una bilanciata nutrizione minerale su accrescimento, produzione e qualità rispetto ad una concimazione tradizionale in un contesto di crescente stress idrico. Una seconda concerneva per contro la capacità del caolino di proteggere i grappoli di uva dagli effetti delle temperature elevate e della radiazione solare, una possibile risposta agronomica a un fenomeno che si manifesta con crescente frequenza soprattutto nelle annate più calde.

La produzione della Fontina DOP

A seguito delle recenti modificazioni al disciplinare di produzione della Fontina DOP, l’Institut Agricole Régional ha avviato un primo studio volto a sondare le possibili ricadute economiche da esse derivanti in termini di costi di trasformazione e organizzazione delle aziende agricole. Un secondo filone ha analizzato l’impatto di trattamenti termici e di tecnologie non termiche sulla qualità e sulla sicurezza del formaggio, mirando a individuare soluzioni innovative che consentano di mantenere elevati standard igienico-sanitari nel rispetto delle caratteristiche distintive del prodotto.
Di particolare rilevanza è stata peraltro la prosecuzione del progetto “SaluteDerm (bando “Aggregazioni R&S Salute” della Regione autonoma Valle d’Aosta), che ha formulato e poi potenziato le proprietà bioattive di WheyBiotics, principio attivo creato proprio a partire dal siero della lavorazione della Fontina DOP.

La qualità della carne di razza Valdostana

Una buona fetta delle ricerche portate avanti dallo IAR lungo tutto il 2025 ha riguardato il settore dell’allevamento, dalla nascita del vitello alla lavorazione della carne.
Anzitutto, dunque, è stata perfezionata la raccolta dati sulla qualità del colostro, con lo scopo di promuovere presso le aziende zootecniche la “banca del colostro” e le buone pratiche di somministrazione ai vitellini, per garantire un adeguato trasferimento dell’immunità passiva e ridurre l’incidenza delle patologie neonatali. In aggiunta, sono stati adottati protocolli di monitoraggio e gestione delle mastiti all’interno della mandria, che diminuiscano l’utilizzo degli antibiotici nella terapia in lattazione e nella messa in asciutta delle bovine, così da incrementare la sostenibilità sanitaria degli allevamenti e limitare il rischio di sviluppo di antibiotico-resistenze.
Un ulteriore studio ha poi voluto valutare gli effetti di diverse tecniche di frollatura e modalità di cottura sulla qualità della carne di razza Valdostana – Pezzata Rossa, Pezzata Nera e Castana -, ottenendo risultati che contribuiscano a definire pratiche in grado di migliorare le caratteristiche sensoriali del prodotto e di accrescerne la valorizzazione commerciale.

Dalla ricerca al campo

In ultima analisi, il “Rapporto di attività 2025” mette in evidenza anche la peculiarità dell’Institut Agricole Régional nel ruolo di realtà valdostana che integra ricerca scientifica, sperimentazione, formazione professionale e trasferimento tecnologico. L’obiettivo non è soltanto di produrre nuova conoscenza bensì anche di renderla immediatamente disponibile alle aziende agricole, accompagnandole nell’adozione di soluzioni innovative per affrontare le sfide della sostenibilità, della competitività e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il trasferimento tecnologico, realizzato in collaborazione con l’Assessorato regionale all’Agricoltura, ha per esempio garantito il monitoraggio delle principali avversità fitosanitarie e l’emissione di bollettini tecnici a supporto delle aziende, consentendo interventi più tempestivi e mirati. Oltre a una giornata dedicata alla potatura al fianco di Cofruits, si è lavorato a stretto contatto sia con l’amministrazione comunale di Saint-Marcel per il recupero e la valorizzazione delle varietà Ravèntse (melo) e Chritchèn (pero) sia con l’amministrazione comunale di Antey-Saint-André per un progetto similare sulla Renetta locale.
Inoltre, nel 2025 l’Unità di Viticoltura ed enologia ha rafforzato la collaborazione con lo stesso Assessorato regionale all’Agricoltura nonché con il Consorzio Vini Valle d’Aosta e l’intera filiera vitivinicola, promuovendo numerose iniziative di formazione e aggiornamento tecnico rivolte agli operatori. Tra queste citiamo, a titolo di esempio, i diversi incontri dedicati alla gestione del vigneto e alla difesa fitosanitaria oltre che le celebrazioni per il centenario della nascita del canonico Joseph Vaudan, figura di riferimento della viticoltura valdostana.
Alfine, l’Unità laboratori di analisi ha svolto una intensa attività di sostegno tecnico alle filiere agroalimentari, effettuando oltre 6.800 analisi tra determinazioni chimiche e microbiologiche, con particolare attenzione al comparto lattiero-caseario nell’ambito del progetto “Fontina Qualità” (Regione autonoma Valle d’Aosta, Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, Cooperativa Produttori Latte e Fontina, Association Régionale Éleveurs Valdôtains). Importante anche il lavoro di monitoraggio della maturazione delle uve, che ha portato alla realizzazione di circa 3.400 analisi su campioni provenienti da vigneti aziendali e privati oltre che alla pubblicazione online dei dati a disposizione dei viticoltori; analoghe pratiche sono state portate avanti sia nel settore della frutticoltura, con circa 600 analisi focalizzate sulla qualità delle mele comprese varietà tradizionali recuperate, sia nel settore orticolo, dove sono state confrontate le caratteristiche qualitative delle fragole valdostane con quelle provenienti dalla grande distribuzione.

di Giorgia Gambino

 

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