
Il Collegio ovvero... "Abitare un'Esperienza di Conoscenza"
“Ti mando in collegio!”. Anche attualmente, e non solo anni fa, questa frase rappresenta soprattutto una sorta di minaccia da parte di alcuni genitori nei confronti dei figli che “vanno male a scuola”, studenti ritenuti senza un avvenire brillante scolasticamente parlando e con atteggiamenti provocatori e devianti rispetto alla cosiddetta normalità. Il collegio quindi, agli occhi di un ragazzo, aveva e conserva, una accezione di un luogo comunque negativo, restrittivo, o nel migliore dei casi “riabilitativo” da un punto di vista comportamentale.
- il primo è quello proprio della scuola, l’incontro cioè con i saperi che la nostra sociètà considera essenziali per crescere innanzitutto come cittadini e in secondo luogo per formarsi professionalmente;
- il secondo è quello proprio della comunità educante, cioè l’incontro tra persone che condividono uno spazio di vita, unite da un qualche scopo comune. Un incontro mai scontato, a tratti difficile, ricco di potenzialità per la crescita di ognuno, segnato dalla contraddizione costitutiva, e dunque irrisolvibile, tra la regola e il bisogno di autonomia, tra l’assunzione di responsabilità e il diritto alla propria libertà, tra la possibilità di stare insieme e la necessità di non confondersi con gli altri. Pertanto si possono delineare, di seguito, le coordinate pedagogiche che caratterizzano la realtà del collegio I.A.R..
Collegio come possibilità di beneficiare di un tempo strutturato per lo studio, individuale, di coppia o di gruppo orientato da personale educativo qualificato. Collegio come possibilità di abitare “un’esperienza di conoscenza”, di approccio ai “saperi”, attraverso la sperimentazione di valori quali la solidarietà, l’aiuto reciproco, il dialogo e la relazione con l’altro. L’esperienza del Collegio è vissuta dal singolo adolescente in una dimensione collettiva caratterizzata da elementi di complessità che la rendono oggettivamente limitante. Il contesto della “comunità educante”, infatti, è contraddistinto anche da spazi condivisi ben definiti, da un ambiente fortemente “regolato”, da relazioni non sempre scelte dove “l’altro” è l’adulto (presente all’interno dello I.A.R. con diversi ruoli professionali), ed è il compagno (nella sua eterogeneità per sesso e per età). In uno scenario così rappresentato, l’equipe del collegio, impegnata nel lavoro educativo e nella ricerca sociale, si pone l’obiettivo di trasformare tale limite costitutivo in una risorsa e in un vincolo progettuale. La metodologia proposta è orientata ai principi pedagogici dello studio sociale come valore aggiunto di una struttura educativa di comunità qual è il collegio I.A.R.. Tali principi vengono concretizzati, a livello organizzativo, sperimentando la possibilità dell’apprendimento cooperativo. Si tratta di strategie educative che mirano a favorire la comunicazione tra adolescenti, riattivando lo scambio di informazioni e di esperienze interne al gruppo dei pari. Queste pratiche prevedono una stretta integrazione tra adulti e ragazzi, tra informazione verticale e orizzontale, favorendo pertanto un dialogo costruttivo tra le diverse generazioni. Attivare processi di studio sociale, significa dare impulso allo sviluppo di competenze e consapevolezze fra gli adolescenti allo scopo di riscoprire ruoli e relazioni all’interno della scuola e della comunità.
